Emporium cafè

In uno storico ambiente rivive la Storia della nostra terra

Ogni tavolo una tappa di un itinerario narrativo nella nostra terra

Ubicato all’intero di uno storico palazzo nel centro storico di Rossano e nello specifico dinanzi il sagrato della Cattedrale, Emporium cafè permette, anche grazie ai suoi tavoli e sedute, di rivivere tappe importanti della nostra terra.

In particolare i tavoli e le sedute dell’Emporium cafè sono divisi in due sezioni:

  1. la Calabria vista nei racconti dei grand tours,
  2. le principali bellezze della città di Rossano.

la Calabria vista nei racconti dei grand tours

A dispetto della fama europea di regione aspra e pericolosa, la Calabria tra la fine del ‘700 e l’intero ‘800, attrasse numerosi viaggiatori stranieri, specialmente inglesi, desiderosi di conoscere soprattutto i luoghi della Magna Grecia e le loro bellezze paesaggistiche.

Oltre al fascino delle civiltà classiche ed al mito romantico del brigantaggio, una delle ragioni principali che mosse intellettuali ed artisti del tempo ad intraprendere il viaggio verso l’estrema punta dell’Italia peninsulare fu però anche la volontà di conoscere luoghi, tradizioni, costumi ed opere d’arte per loro inediti; conoscenza che, per quanto non di rado condizionata da idealizzazioni o pregiudizi, essi trasferirono in opere letterarie, a volte accompagnate da una ricca iconografia fatta di incisioni o acquerelli e oggi ricche di interesse documentario oltre che artistico.

A rappresentare questa immagine della nostra regione, questi gli autori e i titoli a cui è stato dedicato un tavolo del nostro caffè letterario e per i quali è quasi sempre possibile reperire una copia consultabile dell’opera originaria.

Abbé de Saint-Non, Voyage pittoresque à Naples et en Sicile, 1778

Jean-Claude Richard de Saint-Non, meglio noto come Abate di Saint-Non, o Abbé de Saint-Non (Parigi, 1727 – 25 novembre 1791), è stato un incisore, disegnatore, umanista, nonché archeologo, mecenate e viaggiatore francese. La monumentale opera “Voyage pittoresque de Naples et de Sicile” è tra i libri più importanti del ‘700. La sezione calabrese è frutto della penna di Dominique Vivant Denon, che aveva ricevuto l’incarico di guidare un manipolo di paesaggisti e di compilare un puntiglioso diario.

Il viaggio in Calabria inizia nei primi di maggio del 1778. Zigzagando qua e là, l’équipe visita località piccole e grandi, testimonianze archeologiche e quant’altro potesse entrare nel cerchio debordante di un viaggio incentrato sulla riproduzione di città, strade, monumenti, ponti, golfi, montagne e altri elementi variamente pittoreschi. Ma anche altro finisce per affascinare Denon e i suoi compagni: la grandezza di una terra millenaria in cui la natura continua a parlare il linguaggio della sublimità.

Eravamo sopratutto sorpresi di vedere che questa Calabria, di cui avevano fatto tanta paura, era il luogo ove durante tutto il nostro viaggio, avevamo visto esercitare l’ospitalità con la più larga franchezza e cordialità. Si può dire, e senza esagerazione, di questi felici e tranquilli abitanti, che, da quando si entra nelle loro case, esse divengono vostre; quelli non hanno più nulla per loro, e senza fasto vi mettono davanti tutto ciò che può piacervi, tutto ciò che voi potete desiderare.

Fu entrando nella città, (di Corigliano) e dopo averne percorso tutti i dintorni, che fummo curiosi di vedere un opificio dove si lavora la liquirizia e la manna, che è una produzione attinente a questa provincia. Si cava la radica di questa pianta in autunno, si mette in fascina come i nostri sarmenti di vigna in inverno, dopo d’averla fatta immollare qualche tempo nell’acqua per farle rendere il suo verde; si mette in un trogolo tondo, nel quale una mola pesante e dentata la pesta fino a ridurla come una stoppa; allora vien buttata in una caldaia di acqua bollente, da dove non vien tolta che per essere spremuta, come olio, dentro una cassa, o pancone. Si versa il liquido in una caldaia, e vi si fa bollire poi fino a che ha acquistato abbastanza consistenza per esser ridotta in tavolette, o in bastoncini, così come noi la conosciamo in Francia.

Abbé de Saint-Non, Voyage pittoresque à Naples et en Sicile, 1778

Auguste De Rivarol, Notice historique sur la Calabre, 1817

Auguste de Rivarol, figlio di un maresciallo di campo e nipote di Antoine, noto pamphlettista regalista (tutti discendenti da una famiglia emigrata in Francia da Genova), nacque a Parigi nel 1784 (si ignora luogo e data della morte). Militare di carriera, fu di stanza in Calabria tra il 1809 e il 1812 come aiutante maggiore nel reggimento napoleonico di Isembourgh, partecipando alla repressione del brigantaggio agli ordini del generale Manhès. Pubblicò la Nota storica sulla Calabria a Parigi nel 1817.

La liquirizia, abbondante presso Rossano e Cassano, è un’altra industria assai redditizia; ma questi non sono i soli vantaggi che presenta questa catena appenninica comprendente tutti i tesori del mondo minerale. I limiti di una nota non mi consentono di presentarne la tavola, ma il geologo, come il botanico, vi troveranno numerosi stimoli alla loro curiosità e alle loro ricerche. Il sale vi si trova in quantità abbondante; le miniere di Lungro, Rossano Altomonte sono in attività. Queste concrezioni saline non sono dovute, come si è preteso, a fonti d’acqua salata, ma piuttosto al disseccamento lento di qualche lago sotterraneo prodotto dal deposito di acque marine; la perfetta cristallizzazione e la sedimentazione di queste masse di sale ne danno una prova sufficiente.

Se le Calabrie avessero occupato di più l’attenzione del governo napoletano, se gli obiettivi fossero stati perseguiti, l’industria vi avrebbe preso uno slancio più vivo e queste province farebbero oggi la prosperità del Regno. La Sicilia era il granaio dei romani. La Calabria ha lo stesso suolo, lo stesso clima, gli stessi prodotti. Un terreno docile, riscaldato dalla cenere dei vulcani e bagnato da numerosi corsi d’acqua è adatto a tutti i prodotti. La vigna serpeggia dappertutto e arricchisce i decantati pendii di Diamante, Rogliano, San Biagio, Gerace, Cassano, ecc. L’olivo e il fico coprono le colline. Foreste di aranci, melograni e limoni profumano i dintorni di Corigliano e le marine di Reggio. Grani di ogni specie germogliano perfettamente; i frutti prendono un sapore più gustoso e una polpa più delicata che altrove. Patria del sole che la feconda, questa terra non lascia all’uomo altra fatica che di raccoglierne i doni. L’olio, la seta, la frutta secca costituiscono la produzione principale. I vini, generosi e forti, sopportano poco gli spostamenti, non essendo molto fermentati. Gli eccellenti pascoli della Sila danno alle mandrie una lana abbondante, una carne delicata e un ottimo latte. Durante l’inverno, le mandrie si radunano sulle belle spiagge del Marchesato, presso la moderna Crotone. È là che l’oste della Sila vede nascere e accrescersi il suo commercio. Dappertutto vi regna un verde continuo.

Richard Keppel Kraven, A tour of trough the southern provinces of the Kingdom of Naples. 1821.

Richard Keppel Kraven fu uno scrupoloso topografo e attento osservatore nel 1821 fu autore di “A tour through the Southern Provinces of the kingdom of Naples”, periegetica calabrese e siciliana. Ricco di informazioni riguardanti gli usi e i costumi delle popolazioni del Mezzogiorno, Craven a tratti, riporta un’attenta analisi sociologica degli abitanti della Calabria di allora, arricchendo il tutto con tavole da lui stesso dipinte.

Provavo un gran dispiacere a dover lasciare la Calabria. Le sue bellezze avevano esercitato una specie di magica ascendenza su di me e sentivo che sarebbe stata eterna. Avevo la sensazione che qualsiasi cosa avessi visto in futuro non avrebbe suscitato in me sensazioni altrettanto piacevoli ed indelebili. Di questo non ho dubbi. Anzi, ho la presunzione di affermare che in nessun’altra parte d’Europa la natura ha tracciato in modo così magnifico le linee che il genio e l’opera umana devono seguire o gli sforzi dell’arte migliorare. […] Non ritengo affatto illusorio sperare che un governo più sensibile, leggi migliori e una maggiore diffusione della cultura e dell’impegno dell’uomo possano aiutare questa regione ad assurgere a quel ruolo giustamente ambito per i favori che la natura le ha attribuito.

Alexandre Dumas, Voyage en Calabre, 1835

Conosciuto soprattutto come romanziere, Dumas fu anche un grande viaggiatore. Le sue descrizioni sono piacevoli, interessanti, attuali e lasciano trapelare uno spirito di attento osservatore di uomini e cose. In Italia Dumas soggiornò più volte e a lungo, in particolare a Napoli. Il viaggio in Calabria fu intrapreso nell’autunno del 1835 sotto falso nome, subito dopo aver visitato la Sicilia, in compagnia del pittore Jadin e del cane Mylord. Lo scrittore, sorpreso da un’improvvisa tempesta che gli impedì di proseguire la navigazione verso nord, fu costretto a percorrere via terra, da Villa San Giovanni a Cosenza, la Calabria. Tappe principali del suo viaggio Scilla, Pizzo, Maida, Cosenza, durante le quali Dumas non manca di annotare sul suo taccuino di viaggio notizie storiche e fantastiche. Tra terremoti e piogge torrenziali, tra racconti gustosi e personaggi singolari, il viaggio di Dumas si trasforma così in un avventuroso racconto stilato con sagacia ed ironia.

Arrivai in città ammirando la sua strana posizione. Costruita su una altura discende come un lungo nastro sul versante orientale della montagna, poi girandosi a guisa di S viene a distendersi lungo il mare che nella rientranza formata dalla sua parte inferiore trova una piccola rada dove possono avvicinarsi, a quel che mi parve, solo navi da pesca ed imbarcazioni leggere del tipo di speronare. La rada è protetta da un lato da un alto promontorio di rocce sulla cui sommità, da dove si domina il mare, c’è una fortezza costruita da Murat. Ai piedi della roccia, e sino ad un centinaio di passi nei dintorni, una moltitudine di scogli dalle forme bizzarre emerge capricciosamente dalle acque. Alcuni hanno le forme di cani che si sollevano sulle zampe posteriori; probabilmente è qui che è nata la favola che ha dato all’amante del dio Glauco una terribile celebrità. (Scilla, 1835)

Berenson B. e M., In Calabria, 1955

I coniugi Berenson sono due sofisticati flâneurs, la cui indole aristocratica “rende intollerabile l’esibizione personale ed il mondo meccanico”. Essi usano l’automobile come i viaggiatori del grand tour adoperavano la carrozza. Nel 1955, ormai novantenne e vedovo, il vecchio Berenson affronta da solo un nuovo viaggio in Calabria. Troverà, a distanza di anni, la regione profondamente mutata e resterà sorpreso dalle belle strade asfaltate, dai nuovi alberghi ma allo stesso tempo osserverà compiaciuto che il territorio non è ancora intaccato dalle rovine della modernità. La poesia della Calabria, per lui, risiede soprattutto nel paesaggio, che contemplò, seduto “all’ombra di rocce favolosamente romantiche”.

Mentre contornavamo la base del colle su cui posa Corigliano siamo capitati nel mezzo di uno speciale raduno di gente venuta da più parti: i vecchi, cavalcando degli asinelli; gli altri, inforcando biciclette, motociclette, vespe e lambrette. Lì accanto, un grande affisso annunciava che i campi limitrofi erano stati “riformati”, vale a dire espropriati affinché si procedesse, secondo le norme della apposita legge, ad assegnarli ai contadini. Volgendomi addietro, verso Corigliano, potevo vedere alcuni nuovi edifizî, alti e portentosi, in quella campagna senza abitanti, costruiti appunto per dare sul luogo un tetto ai beneficiari della riforma.

Edward Lear, Journals of a landscape painter in Southern Calabria, 1852

Edward Lear, nato a Londra nel 1812, è stato uno degli illustratori più apprezzati dell’Inghilterra vittoriana. (1812-1888). Oltre che artista stimato nel proprio paese, fu anche un viaggiatore infaticabile, capace come pochi altri di unire le sue abilità nel disegno e nella pittura con il racconto dei luoghi via via visitati, producendo volumi che contengono veri e propri reportage illustrati. Nel 1841 si trasferì a Roma e, muovendo dalla Città Eterna, cominciò a viaggiare per l’Italia. Nell’estate del 1847, insieme all’amico John Proby, Lear intraprese un viaggio in Calabria di cui ci avrebbe lasciato un delizioso resoconto nel suo “Journals of a landscape painter in Southern Calabria” pubblicato nel 1852 a Londra per l’editore Richard Bentley. Il viaggio si svolse dal 25 luglio al 5 settembre 1847 e fu compiuto a piedi: una scelta che lo stesso Lear considerò necessaria per poter fare “sempre ciò che ci piace, ammirare o fermarci per disegnare, senza alcuna regola precisa” come scrive nello stesso diario di viaggio.

All’alba mi sono preparato per una spedizione esplorativa e ben presto mi sono dondolato un po’ qui e un po’ là per cercare la migliore veduta di Reggio fra infiniti fichidindia e sentieri d’aloe, giardini pieni di fichi e aranceti. Reggio è veramente un grande giardino e senza dubbio uno dei posti più belli che si possono trovare sulla terra. Un Castello, quasi distrutto, bellissimo per colore, pittoresco per forma, domina la lunga città, lo Stretto e, più in là, il Mongibello coronato di neve. Sotto le mura del castello sono sparsi giardini di aranci, limoni, cedri e bergamotti, e tutto questo genere di frutta è chiamato dagli italiani «agrumi»; il grande verde che va dal colle alla spiaggia e fin dove l’occhio può vedere da una parte all’altra, è solo diviso dalle grandi linee bianche di qualche corso di torrente. Tutta la ricchezza della vegetazione siciliana giace sullo sfondo: mandorli, oliveti, cactus, palme, aloe e fichi formano splendidi angoli ovunque ci si muove.
Edward Lear, Journals of a landscape painter in Southern Calabria, 1852

François Lenormant, La Grande Grèce, 1881.

François Lenormant, La Grande Grèce, 1881La Grande Grèce(1881-1884), in tre volumi, di François Lenormant è un ampio manuale storico, archeologico ed artistico, ricco di curiosità e di gustose amenità, di ricordi personali e descrizioni di paesaggi. L’autore ha saputo qui coniugare erudizione e divulgazione, contribuendo alla percezione della Calabria come ammaliante meta turistica, poiché è noto che “si viaggia anche senza viaggiare”, si viaggia prima di tutto con la fantasia, eccitata da descrizioni, da stratificazioni culturali, da immagini, dalla musica, dalla poesia…

Non credo che esista in nessuna parte del mondo qualcosa di più bello della pianura ove fu Sibari. Vi è riunita ogni bellezza in una volta: la ridente verzura dei dintorni di Napoli, la vastità dei più maestosi paesaggi alpestri, il sole ed il mare della Grecia.[…]

Questa popolazione [della Calabria] ha potuto fornire dei briganti, ed io non garantisco che non ne debba ancora dare, giacché la seduzione della vita del “re della montagna” è grande, e ci vuole tempo per farne dimenticare la suggestione. Ma, almeno, non si incontrano ruffiani e scrocconi. Il mendicante ossequioso e vile, il ladro di cui bisogna sempre diffidare, il birbante che nasconde in ogni parola l’intenzione di ingannare o di sfruttare il forestiero […] tutto ciò è sconosciuto in Calabria. I caratteri sono fieri e leali; nessuna bassezza di atteggiamenti; nel linguaggio un accento fermo e diritto, sottolineato da uno sguardo un po’ scuro, ma senza niente di losco o di dissimulato; […] il calabrese è piuttosto taciturno, e conserva, nei suoi modi, una gravità contenuta e una dignità di atteggiamento che ricorda gli orientali.

Norman Douglas, Old Calabria, 1915.

Old Calabria è il libro più noto e citato tra quelli scritti da autori internazionali sulla nostra regione.

Si tratta di un lucido resoconto dei due viaggi in Calabria compiuti nel 1907 e 1911 da Norman Douglas, scrittore cosmopolita, che poi nel 1915 fermò su carta il suo racconto, facendolo pubblicare in quello stesso anno in Inghilterra.

Ci volle poi il 1962 per la prima edizione italiana. Douglas si interessa soprattutto al paesaggio, esotico e lussureggiante, e agli abitanti, ricchi di vitalità, facendo spesso riferimento all’archeologia e alle vicende storiche dell’età classica, ma anche ad osservazioni dello scrittore sulle condizioni economiche e sociali della popolazione calabrese. L’opera è ritenuta uno dei più importanti libri di viaggio sulla punta dello Stivale.

Fu un viaggio splendido l’attraversare quegli altipiani, con la vista dello Ionio dall’alto e il panorama dell’ampia vallata del Crati e dell’alta catena del Pollino, avvolta nella bruma del primo autunno, poggiando lo sguardo sui fianchi delle colline coperti di olivi. La strada gira intorno ai precipizi, dove scendono dal monte i ruscelli; sono ricoperti di querce da sughero, lecci e altra vegetazione; tra i rami volano rigogoli, ghiandaie, upupe e coracie garrule. Nell’inverno i gelidi venti dell’Appennino spazzano questi monti, ma in questa stagione è una zona stupenda.

I tavoli della sezione su Rossano

Questi sono dedicati innanzitutto ai patroni della città, l’Achiropita e San Nilo; al suo principale monumento, patrimonio dell’UNESCO, il Codex Purpureus Rossanensis; ai principali luoghi religiosi che, insieme alla Cattedrale, raccontano la sua anima bizantina dentro il centro storico, la chiesetta della Panaghia, l’oratorio di San Marco, e sulle prime pendici della Sila greca, con l’abbazia del Patir; alla sua identità rupestre, fortemente viva nelle grotte monastiche; alla bellezza e grazia dei tanti casali di campagna e palazzi di città.

Ogni tavolo una tappa, con un breve racconto, da gustare insieme ad un caffè.

Emporium Cafe - Rossano

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Un viaggio nell’identità della Calabria
I tavoli e le sedute: una tappa della nostra terra
Come raggiungere l’Emporium cafè

Orario di apertura

L’Emporium cafè offre il suo servizio di caffetteria e lounge bar tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 7.30 alle 13.30 e dalle 15.30.

Informazioni utili

Al suo interno è quindi possibile ristorarsi e gustare prelibatezze locali e nazionali in tutte le fasi della giornata e avere servizi personalizzati su prenotazione.

Il locale è anche un punto vendita di alcune delle emergenze di gastronomia e artigianato artistico del territorio. Queste le referenze ad oggi presenti:
– liquirizia Amarelli
– marmellate, caramellati al cioccolato ed altro dei prodotti NaturalIter
– liquori ed altro di Perla di Calabria
– salumi Montagna
– Celestino Tessuti
– ceramiche artistiche Parrilla

Rossano Purpurea sta arricchendo l’offerta commerciale dell’Emporium, selezionando per la sua clientela i migliori prodotti che rappresentino il territorio.

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