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Rossano

Codex Purpureus Rossanensis

Il Codex Purpureus Rossanensis è un evangeliario del VI sec, realizzato probabilmente in uno scriptorium della Siria. È stato portato all’attenzione degli studiosi nel 1879 da due tedeschi, Von Harnack e Von Gebhardt. Qualche anno prima lo scrittore Cesare Malpica, nei suoi racconti di viaggio, lo aveva notato e citato.

L’opera, il 9 ottobre 2015, è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Il Codex è un manoscritto in pergamena purpurea, composto da 188 fogli, l’intero vangelo di Matteo e quasi tutto quello di Marco, la presenza della miniatura con i ritratti dei quattro evangelisti fa supporre, però, che il testo sacro contenesse anche gli altri. L’evangeliario presenta 15 illustrazioni miniate della vita di Cristo.

Il testo è scritto in caratteri greci onciali o Maiuscola biblica greca, senza segni di punteggiatura, organizzati in due colonne di 20 righe ciascuna per pagina; le prime tre linee di ogni Vangelo sono in oro, le restanti in argento.

Il Rossanensis è tra gli evangeliari esistenti al mondo in lingua greca il più prezioso sia per il numero dei fogli conservati, sia per la bellezza e il pregio dei materiali usati nelle miniature.
Sembra che la committenza sia la corte di Bisanzio per diversi fattori quali la pergamena, la porpora, l’accuratezza della fattura, ecc.

Il color porpora delle pagine, è importante dirlo, non venne ricavato da pigmenti provenienti dal Murice, ma, come risulta da recenti studi di restauro, da una pianta, chiamata “oricella”. Altri colori utilizzati sono il blu ricavato dal lapislazzulo, l’indaco, il cinabro ed una particolare lacca ricavata dal sambuco.

Lo stile delle miniature pur evocando l’iconografia bizantina risente, nel modellato degli abiti, nel ritmo delle figure e nella sintetica ma intensa espressività dei volti e delle situazioni, dell’arte tardo ellenistica.

Il Codice arrivò probabilmente a Rossano portato da monaci, in fuga dai loro paesi per l’avanzata araba e per le persecuzioni iconoclaste oppure donato al vescovo della cattedrale da un dignitario della corte imperiale di Bisanzio o del Sacro Romano Impero, soggiornanti a Rossano, intorno IX- X secolo.

E’ possibile vedere il Codex Purpureus Rossanensis all’interno del Museo Diocesano e del Codex di Rossano.

Fonte

Note informative elaborate dai ragazzi del triennio liceo classico, artistico e linguistico San Nilo, Rossano, coordinati dalla prof.ssa Stefania Rossi docente di Storia dell’Arte.

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